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Il deserto come ultima grande frontiera

 Correre nel deserto rappresenta oggi l'ultima "grande frontiera" del podista e questa vera e propria avventura affrontata a costo di sacrifici in quello straordinario ambiente naturale che è il deserto ha sostituito - nei sogni del corridore - l'altrettanto difficile prova della centochilometri o delle ultramaratone in genere, ormai sentite, per così dire, alla portata di tutti. Sempre più amatori si avvicinano infatti al deserto ed alla formula della corsa-avventura partecipando alle varie manifestazioni che vengono ogni anno allestite da organizzazioni italiane o straniere, al solo scopo di potersi confrontare soprattutto con se stessi, in un ambiente incontaminato, senza velleità di classifica. 


In primo piano



MARATONA DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO SAHARAWI
Il Sahara ha bisogno di noi come non mai. In un momento in cui il Covid-19 ha colpito tutto il mondo, i campi profughi Saharawi di Tindouf vivono una situazione estremamente complicata in cui le precarie condizioni di vita si uniscono all'impatto della pandemia e alle conseguenze del conflitto armato che si è riattivato dopo trenta anni di cessate il fuoco. In queste circostanze e di fronte alla impossibilità di realizzare la "Sahara Marathon" con la presenza di corridori da tutto il mondo, l'organizzazione ha impostato una edizione molto speciale della prova in modalità virtuale. I corridori e simpatizzanti della causa Saharawi potranno partecipare alla prestigiosa corsa attraverso una app che sarà disponibile a seguito dell'iscrizione (15 euro) e permetterà di correre la competizione in qualunque luogo del mondo. La "Sahara Marathon" è una corsa di solidarietà organizzata dal Ministero della Gioventù e dello Sport e da volontari di diversi Paesi. Durante gli ultimi venti anni, la corsa nel deserto è servita come megafono di denuncia della ingiusta situazione in cui si trova il popolo Saharawi e per affrontare una infinità di progetti di solidarietà nei campi profughi. In questi anni migliaia di corridori di tutti i continenti hanno viaggiato nel deserto algerino per vivere l'esperienza di questa prova e per conoscere le famiglie di rifugiati. In questa singolare edizione del 2021, si mantengono gli stessi obiettivi, anche se l’esperienza sarà diversa. I partecipanti potranno partecipare alla corsa durante l'ultima settimana di febbraio; potranno scegliere la loro distanza (5, 10, 21 o 42 chilometri), correrne più di una o ripetere la prova durante la settimana (verrà validata la migliore). L'applicazione invita anche i corridori mandare i propri video e messaggi solidari con il Sahara nelle proprie reti social. Tutti fondi raccolti con questo progetto di solidarietà, così come le donazioni, verranno utilizzati per l'aiuto diretto a famiglie saharawi in stato di necessità, attraverso l'acquisto e la distribuzione di alimenti, comprati ai campi per favorire l'economia locale. Il prossimo 26 febbraio, la data in cui normalmente si celebrerebbe la "Sahara Marathon", verrà organizzata una corsa a cui prenderanno parte gli atleti Saharawi, con l'obiettivo di mantenere vivo lo spirito della manifestazione (www.saharamarathon.org).




CORRERE NEL DESERTO ORA IN VERSIONE DIGITALE
Una delle più importanti gare "su sabbia" è senza dubbio l'affascinante "Marathon des Sables" che si disputa ogni anno nel deserto del Marocco e che vede ai nastri di partenza, edizione dopo edizione, un numero sempre maggiore di concorrenti. E proprio alla "Marathon des Sables" che può vantare la meritata fama di "corsa più dura del mondo", è dedicato questo volume, ora anche in versione digitale, opera del canadese Barry Lewis - l'autore di "Running the TransAmerica Footrace" (il libro che tratta della corsa a piedi più lunga del mondo, quella da costa a costa degli Stati Uniti) - che è in pratica un diario della sua esperienza incredibile nel deserto del Sahara come partecipante alla maratona delle sabbie, un racconto insomma pieno di curiosità e consigli che - affiancato ad un capitolo di interviste ai partecipanti italiani - non mancherà di affascinare chi sogna di correre nel deserto.

Gli articoli più letti

 Alla "100km del Sahara" con Sabine Borrè - Eccoci arrivati a Djerba, conosciuta anche come "la douce", che tuttavia non ci riserva un'accoglienza molto dolce. Infatti, avevamo appena percorso qualche chilometro, che la "dolce" ci regala una bella tempesta di sabbia. Uno spettacolo affascinante; per fortuna ci troviamo in pullman e non ancora in gara.
 Alla "Desert Marathon" con Patrizio Fiorini - Il road-book prevede le grandi dune del Takarkouri alte centocinquanta metri, poi tratti pianeggianti ed in salita di sabbia fino alle piste spettacolari nei canyon formati dall'acqua in tempi lontani, fino all'arrivo al grande arco, un monumento naturale che forma un'arco di pietra alto ottanta metri.
 Alla "Sahara Marathon" con Massimo Carnevali - Il deserto è uno spettacolo incredibile, sul culmine delle dune la vista si apre per chilometri senza un confine visibile, è un panorama a cui nessuno di noi è veramente preparato. Rimango da solo, cerco di seguire da lontano le impronte di un ragazzo algerino che mi sembra molto sicuro di sé.
 Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Michele Torri - La corsa è un gesto primitivo e un imprinting automatico che non ha bisogno di un mezzo esterno, è tutto nelle tue mani o meglio gambe. E le ultramaratone sono questo, semplicemente questo. Correre nel deserto lo è ancora di più: un gesto rude e primitivo ripetuto fino allo stremo in un ambiente che non è stato creato per l'uomo. Avverso.
 Alla "Boa Vista Ultramarathon" con Roberto Aldovini - Dopo due mesi di sofferenze inumane, di rinunce alimentari, di tempo rubato agli amici e alla vita privata, riesco a sbarcare a Boa Vista. Faccio parte della quarantina di temerari che tra due giorni si lanceranno in un'impresa che ai miei occhi profani appare quasi inumana: centocinquanta chilometri non stop nel deserto.



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