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Il deserto come ultima grande frontiera

 Correre nel deserto rappresenta oggi l'ultima "grande frontiera" del podista e questa vera e propria avventura affrontata a costo di sacrifici in quello straordinario ambiente naturale che è il deserto ha sostituito - nei sogni del corridore - l'altrettanto difficile prova della centochilometri o delle ultramaratone in genere, ormai sentite, per così dire, alla portata di tutti. Sempre più amatori si avvicinano infatti al deserto ed alla formula della corsa-avventura partecipando alle varie manifestazioni che vengono ogni anno allestite da organizzazioni italiane o straniere, al solo scopo di potersi confrontare soprattutto con se stessi, in un ambiente incontaminato, senza velleità di classifica. 


In primo piano



AD OTTOBRE SI CORRE NEL DESERTO DEL SAHARA
PIÙ DISTANZIAMENTO SOCIALE DI COSÌ...

All'arrivo della "Ultra Mirage el Djerid" in programma il prossimo 3 ottobre potrete scegliere se ritirare da soli la propria medaglia oppure permettere al direttore di gara, Amir Ben-Gacem, di mettervela al collo. Questa sarà l'unica concessione alle misure adottate per garantire la salute di corridori, organizzatori, partner e volontari. L'ultramaratona tunisina nel deserto di Tozeur oltre alla classica distanza dei cento chilometri prevede quest'anno anche un traguardo intermedio ai cinquanta chilometri. Come se l'affascinante solitudine del deserto sahariano non bastasse a garantire il distanziamento sociale, il numero di concorrenti nelle due gare è stato comunque dimezzato da seicento a soli trecento. Ma non solo, il briefing pre-gara - che è obbligatorio - sarà fatto esclusivamente tramite video (anche in italiano), mentre il ritiro del materiale di partecipazione sarà solo su appuntamento, sempre per evitare assembramenti. Il via verrà dato ogni dieci minuti a cominciare dalle sei del mattino in gruppi di venti corridori a due metri di distanza l'un l'altro. La partenza scaglionata non influisce sul tempo massimo che resta di venti ore per la centochilometri e dieci ore per il percorso ridotto. I punti di controllo saranno quest'anno raddoppiati per consentire una maggiore distanza sociale. Ai rifornimenti i volontari provvederanno a ricaricare di acqua le borracce dei concorrenti, ai quali spetterà invece il trasporto degli alimenti solidi ricevuti al momento dell'iscrizione assieme alle mascherine che dovranno essere indossate prima e dopo la gara e nelle aree comuni. Gli organizzatori hanno insomma messo in piedi un'attenta infrastruttura di soluzioni anticontagio, per garantire una partecipazione in tutta sicurezza che non sminuisca il fascino di questa corsa unica nel deserto. Le iscrizioni sono già aperte e - per la corsa inaugurale di cinquanta chilometri - "ePodismo" ha stipulato un prezzo scontato particolare per i propri lettori: approfittatene!




CORRERE NEL DESERTO ORA IN VERSIONE DIGITALE
Una delle più importanti gare "su sabbia" è senza dubbio l'affascinante "Marathon des Sables" che si disputa ogni anno nel deserto del Marocco e che vede ai nastri di partenza, edizione dopo edizione, un numero sempre maggiore di concorrenti. E proprio alla "Marathon des Sables" che può vantare la meritata fama di "corsa più dura del mondo", è dedicato questo volume, ora anche in versione digitale, opera del canadese Barry Lewis - l'autore di "Running the TransAmerica Footrace" (il libro che tratta della corsa a piedi più lunga del mondo, quella da costa a costa degli Stati Uniti) - che è in pratica un diario della sua esperienza incredibile nel deserto del Sahara come partecipante alla maratona delle sabbie, un racconto insomma pieno di curiosità e consigli che - affiancato ad un capitolo di interviste ai partecipanti italiani - non mancherà di affascinare chi sogna di correre nel deserto.

Gli articoli più letti

 Alla "Boa Vista Ultramarathon" con Sabine Borrè - Quasi tutti, prima di partire, si portano via una fetta di pane casareccio. Almeno, quella la posso avere anch'io! Con mezzi messi a disposizione dagli organizzatori raggiungiamo la partenza al centro di Sal Rey, dove mi prende il mio solito attacco pre-gara: "Ma chi me lo ha fatto fare? Ma perché sono venuta? Perché devo correre? Stavo tanto bene in albergo".
 Alla "Sahara Marathon" con Claudio Bottoni - Saliscendi e dune di sabbia sono superati ma il terreno con pietre e sabbia e il vento rendono dura la mia corsa ed il ritmo è sempre più lento. Penso che mi raggiungano ma poi scopro che tanti hanno pagato lo scotto della durezza del deserto.
 Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Santo Pagano - Ho bagnato spesso la testa e la bandana ed ho trovato dei ragazzi che mi hanno offerto datteri appena raccolti, buonissimi. Poi gli amici al ristoro, poi il tramonto accecante con il rischio di perdere le tracce. Il sorgere della luna, le stelle sulla testa, la paura di perderti con il buio quando rimani solo, perché non ti accontenti di aver raggiunto qualcuno e vuoi andare oltre.
 Alla "Jordan Desert Cup" con Rino Fumagalli - Si corre da subito, la voglia è tanta e Petra è bellissima, sembra di correre dentro un film di Indiana Jones; è subito salita, lo sarà per i primi quaranta chilometri, ma il serbatoio è ancora pieno cosi come è tanta la voglia di dimostrare a se stessi e agli altri che mesi di allenamento non sono passati invano. Il paesaggio mi riempie gli occhi, il cuore, la testa.
 Alla "100km del Sahara" con Fabrizio Venturi - Devo ammettere che ho provato sensazioni uniche, stati d'animo ogni istante diversi: dalla competizione vera e propria dove vuoi primeggiare, al senso di libertà più assoluta. Correre nel deserto è unico, non vuol dire solo allenamento fisico ma anche mentale, devi entrare in sintonia con l'ambiente che ti circonda in modo da poterlo conquistare. Devi carpire ogni suo segreto se vuoi "volare" sulle dune e non sprofondare.



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