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Il deserto come ultima grande frontiera

 Correre nel deserto rappresenta oggi l'ultima "grande frontiera" del podista e questa vera e propria avventura affrontata a costo di sacrifici in quello straordinario ambiente naturale che è il deserto ha sostituito - nei sogni del corridore - l'altrettanto difficile prova della centochilometri o delle ultramaratone in genere, ormai sentite, per così dire, alla portata di tutti. Sempre più amatori si avvicinano infatti al deserto ed alla formula della corsa-avventura partecipando alle varie manifestazioni che vengono ogni anno allestite da organizzazioni italiane o straniere, al solo scopo di potersi confrontare soprattutto con se stessi, in un ambiente incontaminato, senza velleità di classifica. 

 

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 Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Mario Falcetti - Verso il ventesimo chilometro il paesaggio, seppur per poco, cambia drasticamente, abbandonando la pista nel deserto, per affrontare l'attraversamento di un'oasi coltivata a palme da dattero. Scorci d'ombra attenuano la violenza del sole che ormai fa sentire la sua potenza. La gara è ancora lunga.
 Correre sulla sabbia - Contrariamente a quanto si crede, la corsa sulla sabbia non costituisce un buon metodo d'allenamento. Va sottolineato per tutti coloro che nelle ferie estive pensano che allenarsi sulla sabbia morbida, magari di prima mattina, possa essere uno stimolo rigenerante.
 Alla "Maratona delle Sabbie" con Piergiorgio Scaramelli - Fuoco, caldo, stelle, odori di fumo, di sudore, sabbia, parole, silenzio, e questo nell'immensità del deserto, dove anche essendo tanti siamo soli. Soli con i propri pensieri, solo per riflettere, e guardarti dentro sperando di vedere il bello che cè dentro il nostro io. Che il deserto sia con noi.
 Alla "Sharmarathon" con Massimo Roncaglia - Chi ha visitato Ras Mohammed anche solo da turista può capire che spettacolo si offriva al passaggio di noi corridori fra spiagge, canyon colorati e acqua cristallina di varie tonalità di blu ed era difficile non distrarsi ad osservare il paesaggio, soprattutto per chi non puntava alla vittoria.
 Alla "Desert Marathon" con Patrizio Fiorini - Il road-book prevede le grandi dune del Takarkouri alte centocinquanta metri, poi tratti pianeggianti ed in salita di sabbia fino alle piste spettacolari nei canyon formati dall'acqua in tempi lontani, fino all'arrivo al grande arco, un monumento naturale che forma un'arco di pietra alto ottanta metri.




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