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Correre nel deserto rappresenta oggi l'ultima "grande frontiera" del podista e questa vera e propria avventura affrontata a costo di sacrifici in quello straordinario ambiente naturale che è il deserto ha sostituito - nei sogni del corridore - l'altrettanto difficile prova della centochilometri o delle ultramaratone in genere, ormai sentite, per così dire, alla portata di tutti. Sempre più amatori si avvicinano infatti al deserto ed alla formula della corsa-avventura partecipando alle varie manifestazioni che vengono ogni anno allestite da organizzazioni italiane o straniere, al solo scopo di potersi confrontare soprattutto con se stessi, in un ambiente incontaminato, senza velleità di classifica.

CORRERE NEL DESERTO ORA IN VERSIONE DIGITALE
Una delle più importanti gare "su sabbia" è senza dubbio l'affascinante "Marathon des Sables" che si disputa ogni anno nel deserto del Marocco e che vede ai nastri di partenza, edizione dopo edizione, un numero sempre maggiore di concorrenti. E proprio alla "Marathon des Sables" che può vantare la meritata fama di "corsa più dura del mondo", è dedicato questo volume, ora anche in versione digitale, opera del canadese Barry Lewis - l'autore di "Running the TransAmerica Footrace" (il libro che tratta della corsa a piedi più lunga del mondo, quella da costa a costa degli Stati Uniti) - che è in pratica un diario della sua esperienza incredibile nel deserto del Sahara come partecipante alla maratona delle sabbie, un racconto insomma pieno di curiosità e consigli che - affiancato ad un capitolo di interviste ai partecipanti italiani - non mancherà di affascinare chi sogna di correre nel deserto.
 | | Alla "Boa Vista Ultramarathon" con Sabine Borrè - Quasi tutti, prima di partire, si portano via una fetta di pane casareccio. Almeno, quella la posso avere anch'io! Con mezzi messi a disposizione dagli organizzatori raggiungiamo la partenza al centro di Sal Rey, dove mi prende il mio solito attacco pre-gara: "Ma chi me lo ha fatto fare? Ma perché sono venuta? Perché devo correre? Stavo tanto bene in albergo". |
 | | Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Maddalena Lanzilotti - Ho visto l'alba, sorgere il sole caldo, il tramonto, la sabbia di continuo, ho corso con i dromedari ai lati. Ho sperato di incontrare qualcuno per correre in compagnia, ma correre da sola al buio per un terzo della gara ha fatto sì che tirassi fuori ancora più forza per arrivare al traguardo finale. |
 | | Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Michele Torri - La corsa è un gesto primitivo e un imprinting automatico che non ha bisogno di un mezzo esterno, è tutto nelle tue mani o meglio gambe. E le ultramaratone sono questo, semplicemente questo. Correre nel deserto lo è ancora di più: un gesto rude e primitivo ripetuto fino allo stremo in un ambiente che non è stato creato per l'uomo. Avverso. |
 | | Alla "100km del Sahara" con Fabrizio Venturi - Devo ammettere che ho provato sensazioni uniche, stati d'animo ogni istante diversi: dalla competizione vera e propria dove vuoi primeggiare, al senso di libertà più assoluta. Correre nel deserto è unico, non vuol dire solo allenamento fisico ma anche mentale, devi entrare in sintonia con l'ambiente che ti circonda in modo da poterlo conquistare. Devi carpire ogni suo segreto se vuoi "volare" sulle dune e non sprofondare. |
 | | Alla "Ultra Mirage El Djerid 100km" con Antonio Alongi - Mi sono perso nel deserto per non so quanto tempo. Sono stati momenti di puro terrore. Non avevo nessun punto di riferimento, nessuna rotta da seguire, non c'era nessuno nel raggio di chilometri, nessuno visibile al quale chiedere aiuto. |
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